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 ... Questo momento storico ...
Maggio 2011 Mentre andiamo in stampa con l'ultimo Bilancio Sociale del Consorzio Zenit, riferito all'anno 2010, importanti parole sono state proferite dal Governatore della Banca d’Italia, Draghi. Egli infatti prende atto della crisi, come condizione imprescindibile alla crescita del nostro Paese. La crescita è al momento troppo bassa per l’Italia, causa di una ripresa lenta, incerta, e non all’altezza degli altri paesi più diligenti della UE. Si è parlato a lungo, direi ininterrottamente, di questa crisi, dei comportamenti che si sarebbero dovuti seguire per affrontarla nel migliore dei modi. Ma soprattutto si è ragionato sull'impatto della crisi sulla natura delle imprese, che ha innescato significativi cambiamenti nei comportamenti aziendali. Cambiamenti ce ne sono stati dal settembre 2008 in avanti. Un significativa culturale si è avvertito. Siamo sempre noi, ma le parole che si dicono sono diverse da prima e lo si percepisce nei dibattiti delle associazioni degli imprenditori, nei consessi pubblici, sui media. Lo si percepisce nei dibattiti interni delle imprese e nelle considerazioni sulle performances imprenditoriali. Sicuramente ne è uscito un modo di lavorare più prudente, meno sprecone, con il freno a mano tirato anche in termini di investimenti. Dalla crisi che stiamo vivendo emerge un'attitudine nuova, un atteggiamento che ormai è entrato a far parte del nostro Dna, ossia il dover continuamente fare i conti con margini bassi e questo significa ragionare tagliando le spese “improduttive” e ridurre i relativi “costi fissi” o “generali”. Nel dizionario della lingua italiana, mai come oggi vengono utilizzate parole chiave come “flessibilità” e “integrazione delle competenze”. Queste parole sono figlie del mutamento in corso attinente il concetti di organizzazione e management. Sono poste al vaglio nuove forme organizzative del lavoro e dei processi decisionali, assai più snelli e leggeri del passato. La ricerca di forme organizzative più “flessibili” corre parallela al cosiddetto “alleggerimento” organizzativo, governato attraverso processi di decentramento produttivo e focalizzazione sulle parti più critiche del sistema “azienda”, le cosiddette “core competences”.
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Il cambiamento ha significato dover essere veramente flessibili e rimpiangere eventuali costi fissi che in periodi più floridi ci sembrava possibile sopportare, ora questi costi se non riusciamo a nasconderli o a dismetterli, pesano sulla performance. Stare sul mercato oggi significa avere costi generali più bassi, si tratta di un assioma da sempre conosciuto ma che oggi è diventato una necessità e per questo è diventato indispensabile avere una macchina efficiente. Le improduttività e la mancanza di controllo che prima sopportavamo, senza tenerli in debita considerazione, oggi diventano elementi fondanti della salute aziendale e sono osservati attentamente per l'impatto negativo sulla perfromance aziendale. Anche sul versante finanziario la difficoltà al reperimento di denaro, alla luce anche delle politiche sul TFR che hanno già tolto una importante risorsa finanziaria alle imprese, le strette sui pagamenti degli Enti Pubblici che oggi possono anche appellarsi ai “patti di stabilità”, mettono in luce la vera struttura finanziaria dell’Impresa e le tolgono alibi e scuse in un momento in cui occorre avere più disponibilità di risorse finanziarie del solito. Un momento storico che rimette al centro la performance economica e in secondo piano quella finanziaria, si è detto da più parti, un ritorno alla realtà che è salutare e ci ricorda che senza sviluppo industriale e marginalità non si fa finanza. Siamo di fronte a una rivoluzione culturale economicofinanziaria che rompe anche gli equilibri nelle categorie politiche e sindacali. Tutto sommato è più facile capire chi lavora per l’impresa e per il suo sviluppo rispetto a chi non lo fa e gli alibi politico - idealistici vengono meno di fronte alla necessità di sopravvivenza dell’impresa nell’economia post- crisi. Anche le associazioni datoriali hanno recepito questo leitmotiv e ora sono possibili quelle grandi alleanze che fin a qualche mese fa sembravano improponibili, per logiche divergenti e motivazioni basate sull'appartenenza a schieramenti politici contrapposti. |